Multopoli: assoluzione per gli imputati. Tra i trasgressori anche Claudio Lotito

Grazie alla denuncia di una funzionaria dell’ufficio multe della capitale siamo venuti a conoscenza delle possibili attività illegali che venivano svolte.

L’inchiesta aperta dal Pubblico Ministero avrebbe coinvolto ben 132.000 multe per un valore di oltre 17 milioni di euro, che cancellate e archiviate come ‘non procedibili’ avrebbero attirato l’attenzione della funzionaria Emma Coli che ha denunciato subito l’accaduto al reparto assegnato dal Campidoglio.

Piazza Colonna sede dell’ufficio del Primo Ministro (GettyImages)

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Multe catalogate come ‘non procedibili’ ma a chi appartengono

Tribunale di giustizia (Getty Images)
Tribunale di giustizia (Getty Images)

Lo scandalo chiamato dagli inquirenti ‘Multopoli‘ vede coinvolti nomi importanti che hanno favorito la scoperta di questa attività illegale, tra cui il presidente della Lazio, squadra di Serie A, Claudio Lotito.

Claudio Lotito è solo uno dei nomi importanti coinvolti in questa faccenda, infatti troviamo anche nomi come: Pasquale Pelusi e l’intera famiglia Colaneri.

Il tribunale della Corte dei conti però ferma tutto e fa cadere tutte le accuse, in quanto i PM non avrebbero prove sufficienti e concrete della colpevolezza di Pasquale Pelusi e di altri 3 collaboratori comunali.

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Gli imputati del processo adesso verranno risarciti di 50.000 euro dallo Stato, spese che hanno dovuto affrontare per difendersi dalle accuse, per la mancanza di prove concrete che incastrerebbero gli evasori di multe.

La causa della chiusura di una delle inchieste più importanti degli ultimi anni, è dovuta ad una mancanza di trascrizione dei documenti che attestavano ogni singola multa ed ogni singolo particolare del trasgressore. Grazie a questa sentenza di assoluzione, gli imputati, hanno potuto tirare un sospiro di sollievo, visto che i reati contestati, sarebbero sfociati in una sanzione, oltre che pecuniaria, anche penale che prevedeva la reclusione.

Ad oggi comunque, rimangono forti dubbi sulla chiusura di questo procedimento, che avrebbe rischiato di alzare nuovamente un polverone sull’amministrazione Raggi, specialmente in un periodo di fuoco, come quello in vista con le elezioni del nuovo sindaco della capitale.