Tesla e la difesa di Elon Musk | La guida autonoma va “salvaguardata”

La guida autonoma e le domande sulla sicurezza dei veicoli. Scoppia il “caso” Tesla e si scatena il dibattito sul sistema di guida automatica.

Incidente Tesla guida autonoma Elon Musk
Tesla (Flickr)

Ha ormai fatto il giro del mondo l’incidente che, pochi giorni fa, ha causato la morte di due persone in Texas che erano sopra ad una Tesla mentre la vettura avanzava in strada senza nessuno alla guida.

Nelle scorse ore, proprio a riguardo, i social sono stati inondati di tantissimi video con molti passeggeri che attivavano proprio il pilota automatico presente su alcuni modelli dell’azienda americana. E anche la testata giornalistica Consumer Reports ha emulato tale trend.

La rivista statunitense ha certificato quanto mostrato da molti utenti, ovvero che attivando il sistema Autopilot l’automobile può avanzare senza che nessuno la controlli, ma non in tutte le condizioni: ciò, quindi, non lo rende ancora perfetto e sicuro per l’uomo.

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Questo concetto, nel video, viene spiegato in maniera alquanto chiara. Come assicurarsi che si usino tutte le precauzioni del caso senza adoperare questo sistema in maniera totalmente sconsiderata?

Nel volante sono presenti dei sensori di pressione che se non recepiscono alcun peso comunicano a tale congegno che nessuno sta guidando.

I tecnici, per arrivare a tale conclusione, hanno avvolto una catena attorno al volante per simulare il peso delle mani e scivolare sul sedile del passeggero senza aprire le portiere: ciò è stato sufficiente a trarre in inganno la guida autonoma dell’auto.

Il tutto mentre il veicolo era fermo. Per avviarlo, è stata semplicemente impostata la velocità desiderata. Questo test è stato effettuato in un circuito privato e a basse velocità con un personale di sicurezza pronto ad assistere chi era all’interno dell’auto in caso di incidenti.

Tesla, l’incidente in Texas fa male a tutto il mondo: ecco perché

Incidente Tesla guida autonoma Elon Musk
Tesla (Flickr)

Giorni intensi per Tesla, tra chiarimenti e indagini varie; ma riavvolgiamo un attimo il nastro. 23.15, sabato 17 aprile. Un’automobile della casa statunitense senza conducente esce di strada, sbatte contro un albero e prende fuoco.

Al suo interno, due i passeggeri. Uno di 69 anni, l’altro di 59. Morti entrambi. Le indagini, tutt’oggi ancora in corso, indicano proprio che al volante non c’era nessuno al momento dell’impatto.

Questa Model S del 2019 viaggiava però a velocità sostenuta mentre si trovava a 50 chilometri a nord di Houston in Texas. I due uomini avevano salutato le rispettive mogli prima di salire sulla vettura mentre parlavano dell’Autopilot, il sistema che era attivo al momento del fatale schianto.

In America questo sistema di guida è molto criticato dalle autorità, critiche che Elon Musk ha sempre rispedito al mittente.

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Doverosa premessa: le misure di sicurezza di Tesla in caso di attivazione del sistema Autopilot in situazioni rischiose non per forza hanno a che vedere con l’incidente accaduto in Texas pochi giorni fa.

Le autorità, almeno inizialmente, avevano pensato che le maggiori responsabilità fossero da attribuire al software presente su alcuni modelli venduti dall’impresa statunitense.

Ma dai chiarimenti di Elon Musk, intervenuto sulla faccenda per spiegare che i proprietari della vettura non avevano acquistato il pacchetto optional per la guida autonoma, il dubbio rimane.

Proprio per questo gli inquirenti locali stanno cercando di capire cos’è successo veramente mentre il dibattito sul web è già iniziato.

Detto ciò, che l’incidente sia legato o meno alla guida autonoma, una cosa è chiara: questo sistema, in futuro, potrebbe migliorare la vita di moltissime persone.

Ma per il momento non è perfetto e prestare il fianco alle critiche sarebbe preferibilmente evitabile. Anche perché, in caso ne venisse bloccato lo sviluppo, sarebbe uno smacco importantissimo: ma non per Tesla, bensì per tutto il settore.