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Auto elettrica, quale futuro ci aspetta? A rischio l’intero processo di transizione

Le auto elettriche sono davvero il futuro? L’Unione Europea sembra sempre più intenzionata a dare l’addio definitivo alle vetture con motori endotermici, ma il piano non sarebbe di così facile realizzazione. A lanciare l’allarme è ACEA.

Fino a qualche tempo fa in tanti erano particolarmente scettici all’idea che le auto elettriche potessero costituire gran parte del parco in circolazione. Molti, infatti, ritenevano complesso poter puntare su un veicolo simile per il rischio di “restare a secco” se si doveva compiere un viaggio particolarmente lungo, oltre ai costi non del tutto accessibili a tutte le tasche. Ora, invece, la situazione è cambiata ed è possibile trovare sul mercato un numero maggiore di modelli anche a prezzi più abbordabili, oltre a un’autonomica maggiore.

Auto elettrica in carica (Pixabay)

Per poter spingere il maggior numero di persone a scegliere questo genere di mezzi l’UE ha recentemente lanciato il piano ad hoc che prende il nome di “Fit for 55”. Il progetto si pone un duplice obiettivo: arrivare all’azzeramento delle emissioni entro il 2050 e incentivare l’acquisto di macchine elettriche.

Solo auto elettriche nel nostro futuro? Non è così semplice realizzare l’obiettivo

Il passaggio alla mobilità 100% elettrica avverrebbe comunque in modo graduale secondo i piani dell’Unione Europea. Entro il 2025 gli Stati membri sarebbero chiamati, come indicato dalla Commissione Europea, installare punti di ricarica per i veicoli elettrici a non più di 60 chilometri di distanza l’uno dall’altro sulle strade principali. Ma non ci si limiterebbe a questo: per arrivare all’obiettivo prefissato nel 2050 si punta a vietare la vendita di nuove automobili a benzina o a gasolio dopo il 2035.

Auto elettrica/Foto di donations welcome da Pixabay

ACEA, Gruppo Nazionale per gli Standard nell’industria dell’automobile nell’Unione Europea, è però convinta che l’iniziativa non sia di così facile realizzazione.

Nel 2025 si dovrebbe arrivare a un ulteriore taglio delle emissioni di CO2, oltre all’introduzione del ciclo di omologazione Euro 7. Il tempo però stringe e sarebbe quindi importante, a detta di ACEA, agire in maniera più consapevole e senza fare il passo più lungo della gamba.

Eric-Mark Huitem, direttore generale di ACEA, preferisce quindi essere realista. Ritiene infatti che l’obiettivo di dare uno stop alle vendite di auto nuove che non siano a zero emissioni entro il 2035 dovrebbe passare attraverso un riesame da condurre nel 2028 e non da definire oggi. Definire una data precisa oggi è semplicemente troppo presto per fissare un obiettivo di riduzione del 100% delle emissioni di CO2 in quanto ci sono troppe questioni ancora aperte.

Quale futuro per il mondo dell’auto?

Se non dovesse esserci una ridefinizione del piano, a farne le spese sarebbero non solo le aziende automobilistiche, ma anche i consumatori stessi. Solo con prezzi più concorrenziali il processo di transizione potrà rivelarsi fattibile.

Ed è su questo aspetto che ha insistito Huitem: “Se gli obiettivi ambiziosi sulla CO2 non sono accompagnati da obiettivi realistici sulla diffusione del’infrastruttura o se le tempistiche non sono allineate con ciò che è praticamente possibile, l’impatto sociale ed economico di una transizione non gestita alla mobilità a zero impatto carbonioso sarà enorme. I cittadini rischiano di vivere una povertà della mobilità se le macchine diventeranno troppo care”.

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Qualora non dovesse esserci un dietrofront almeno parziale, la maggior parte degli automobilisti finirebbero per puntare su vetture di seconda mano per l’impossibilità di fare investimenti più consistenti.

Ilaria Macchi

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