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Motori V8 nel 2030? Binotto Difende le Regole Attuali e Frena sul Cambiamento: ‘È un Buon Format’

Un paddock acceso di luci, l’eco di un V8 che molti sentono ancora nelle ossa e una realtà che spinge altrove: tra nostalgia e futuro, il cuore della Formula 1 batte oggi su un equilibrio delicato. È qui che una voce autorevole invita a respirare, non a strappare le pagine del regolamento.

La parola “ritorno” manda in visibilio. I fan immaginano i motori V8 nel 2030 e già pregustano il rombo pieno, la vibrazione sul petto, i sorpassi a coraggio. La tentazione esiste. Anche perché il presidente FIA ha più volte aperto alla suggestione di unità termiche con carburanti sintetici. La memoria è potente: dal 2006 al 2013 i V8 da 2,4 litri gridavano fino a 18.000 giri. Era un suono che bucava l’aria prima ancora dello sguardo.

Poi c’è l’oggi. La Formula 1 vive su regolamenti attuali che tengono insieme spettacolo, costi e credibilità ambientale. C’è un tetto di spesa che dal 2023 orbita attorno ai 135 milioni di dollari (con deroghe note), c’è il piano “net zero” al 2030, ci sono power unit ibride che uniscono efficienza e prestazione. E c’è soprattutto il 2026 alle porte: niente MGU-H, più energia elettrica (fino a circa 350 kW), carburante al 100% sostenibile, aerodinamica più semplice e attiva. È un patto già firmato da Ferrari, Mercedes, Renault, Red Bull-Ford e da chi entra, come Audi.

A metà di questo bivio compare un soprannome. Nel paddock lo chiamano “Signore degli Anelli”, rimando facile ai quattro anelli di Audi. È un’etichetta giornalistica, non un incarico in carta bollata. Ma il punto è un altro: Mattia Binotto guarda il quadro e non spinge per cambiare cornice.

“È un buon format.” Parole asciutte, che pesano perché vanno contro la fretta. Binotto difende la logica della stabilità. Non per pigrizia, ma per una ragione molto concreta: i costruttori hanno investito miliardi su ibrido, software, banchi prova, supply chain. Strappare tutto nel 2030 per tornare ai V8 vorrebbe dire ripartire da zero, gettare a mare un know-how che oggi, paradossalmente, rende le gare più vicine. L’abbiamo visto: con il tetto di spesa e regole chiare, i salti in avanti diventano possibili anche per chi non ha un oceano di risorse. Aston Martin nel 2023, McLaren nella seconda metà stagione, esempi concreti di una griglia che si muove.

Perché i V8 piacciono (ancora)

La passione è legittima. Il V8 parla alla pancia. Ha una risposta immediata, un suono iconico, una semplicità meccanica che seduce. E con e-fuels credibili potrebbe convivere con gli obiettivi ambientali. Ma il cuore non basta per riscrivere una formula. Oggi la posta è l’identità della Formula 1 come laboratorio d’innovazione. Le power unit attuali hanno portato efficienze termiche oltre il 50%. Non è romanticismo: è trasferimento tecnologico che interessa a chi compra auto e a chi sviluppa piattaforme energetiche.

Il patto del 2026

Il 2026 è il vero spartiacque. Più elettrico, meno complessità, costi sotto controllo, ingresso di nuovi attori. Qui sta la chiave del “buon format” evocato da Binotto: non fissarsi sull’architettura del motore, ma sul quadro complessivo di sostenibilità, concorrenza e storytelling sportivo. L’idea dei V8 potrà tornare sul tavolo? Forse. Ma non esistono oggi decisioni ufficiali per il 2030. E ogni ipotesi dovrà misurarsi con gli impegni già presi e con i tempi industriali di chi costruisce davvero i motori.

Io, da spettatore prima che da cronista, capisco la nostalgia. Ricordo il colpo allo stomaco alla prima accelerata sotto il tunnel di Montecarlo. Ma se chi guida i progetti invita alla calma, un motivo c’è. Forse la vera domanda non è “torneranno i V8?”, ma “quale suono racconterà meglio il futuro che vogliamo vedere in pista?”. E tu, alla fine di un rettilineo al tramonto, cosa preferisci ascoltare: il ruggito del passato o il respiro di qualcosa che sta nascendo adesso?

Simone Tortoriello

Classe 1996, Giornalista Pubblicista. Amante del calcio, dei motori e dello sport in generale, dopo l’esperienza fallimentare sul prato verde ho avuto maggior fortuna nel “dietro le quinte”. Grande tifoso dell’Inter e della Ferrari, sono cresciuto al momento giusto per godermi il periodo più buio della storia di entrambe.

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Simone Tortoriello

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