“I piloti di MotoGP sono alieni!” Lo rivela uno studio di una nota azienda farmaceutica | Non crederete ai vostri “occhi”

La MotoGP è una delle categorie di sport motoristici più seguite ed importanti al mondo. Ma non solo utili a chi ama le motociclette, ed una ricerca lo dimostra.

Momento di vacanze (ma non troppo, almeno in fabbrica) per la MotoGP ed i suoi protagonisti che già a febbraio faranno ritorno in pista per la gioia di milioni di fans ed appassionati di motociclismo. La classe regina del motomondiale non vede l’ora di riabbracciare i piloti più competitivi e talentuosi che si allenano sempre moltissimo.

MotoGP
Marc Marquez (Web source)

Così tanto da estremizzare anche il dettaglio più piccolo ed il particolare più superficiale in assoluto. E poi, ovviamente, sono necessari riflessi da ghepardo per fare la differenza in pista.

Riflessi che in un certo senso rendono i Campioni della MotoGP diversi da un essere umano qualunque. Stiamo parlando, che ci crediate o meno, dell’azione di battere le palpebre. Noi tutti – chi più e chi meno – lo fa per circa 13.000 volte al giorno in 0.15 secondi. Per questi piloti, però, la cosa cambia.

MotoGP, l’anormale movimento delle palpebre: la classe regina “aliena”

540 secondi, circa nove minuti. E’ l’intervallo di tempo tra un battito di ciglia e l’altro – durante la gara – di un pilota di MotoGP. Ripensando alla media di un essere umano, fa veramente impressione. Se lo facesse un normale individuo con la stessa frequenza per tutto il giorno, le palpebre farebbero “solo” 160 movimenti; a dir poco folle.

Questo possiamo dirlo grazie a SIFI, l’azienda italiana che fa da sponsor al team Honda LCR di Lucio Cecchinello. Si tratta di una società impegnata nel settore medico e farmacologico dell’oftalmologia (studio dell’occhio ed affini). E proprio con il team, l’impresa collabora con l’obiettivo di analizzare gli occhi dei piloti.

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All’inizio, toccò solo a Cal Crutchlow; poi a Nakagami e dal 2019  a tutti i piloti di Moto3, Moto2 e MotoGP prima delle gare e trenta minuti dopo. Da tale ricerca, è stato rivelato che tempi di reazione e comportamenti della pupilla non variano per diverso tempo anche dopo la corsa.

MotoGP
Cal Crutchlow (Web source)

Due dettagli molto interessanti da evidenziare: il primo è che i piloti di MotoGP sbattono le palpebre molto meno frequentemente in confronto a quelli di Moto2 e Moto3. Ed in più, i piloti della classe regina pare non abbiano mai sofferto di occhi secchi, arrossati o infiammati, il che è davvero insolito.

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Secondo Stefano Barabino, portavoce del progetto, ci sono due motivazioni valide: il cosiddetto film lacrimale dell’occhio non si rompe, e così non sono costretti a sbattere le palpebre.

Oppure il battito di ciglia riflesso nel cervello si spenge per puro istinto di sopravvivenza. Al di là di ciò, comunque, a cosa servirà davvero questa serie di test?

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Per Carmelo Chines, comproprietario di SIFI, per capire se si può contrastare la stanchezza, gli occhi secchi o irritati, ed anche il deterioramento della vista nelle persone “normali”.