Negli Stati Uniti i progettisti sembrano avere una fantasia sfrenata, specie quando decidono di costruire un’automobile futuristica. Guardate questa che risale agli anni 60.
Avete mai giocato alla saga di videogame “Fallout”? Ambientata in un’America distopica in cui la guerra nucleare ha distrutto tutto il mondo conosciuto, questa saga si svolge in degli Stati Uniti in cui il progresso tecnologico ha consentito la costruzione di auto dal design futuristico alimentate ad energia nucleare.
Le auto che si possono vedere nel gioco ricordano tantissimo questo prototipo Chrysler, il che fa capire come gli ingegneri negli USA stessero davvero immaginando un futuro del genere per il mondo dell’automobile. L’auto non aveva un motore nucleare ma ci andava molto vicina, montando una turbina a gas!
Nata nel 1961 da una collaborazione tra il Gruppo Chrysler ed il designer Ghia, la Chrysler Turboflite sembra uscita da un film futuristico del 900 come Atto di Forza o Demolition Man: la sua linea potrà non sembrare poi così azzardata al giorno d’oggi, dopo che abbiamo visto auto come la PT Cruiser prendere forma, ma all’epoca era davvero quanto di più innovativo ed azzardato si potesse trovare.
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La Turboflite aveva un design incredibile che la faceva assomigliare ad una sorta di astronave: il retro ricorda vagamente quello della successiva Plymouth Superbird, leggendaria automobile impiegata nelle competizioni NASCAR degli anni 70.
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Il davanti invece sembra essere stato ripreso quarant’anni dopo su alcune vetture del 2000 come la Chrysler Prowler che non fu esattamente apprezzata in patria.
Questo per testimoniare come le soluzioni stilistiche adottate sulla Turboflite, che piacciano o meno, fossero molto innovative. La vettura – spiegano gli ingegneri che hanno lavorato al progetto – si basava sul design degli aerei di quel periodo, così come il motore a turbina che l’auto montava.
L’alettone posteriore serviva per assistere la frenata mentre la cabina si apriva come quella di un jet da caccia per far entrare il proprietario. L’interno, rivestito in alluminio spazzolato, vedeva un cruscotto fornito di un pirometro che misurava la temperatura dei gas di scarico della turbina.
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L’auto non fu mai prodotta in serie: il motore fu giudicato troppo pericoloso ed alla fine i rischi superavano ampiamente i benefici. Mettere in mano a dei civili un’auto a turbina? Meglio di no, decisero gli ingegneri. Un gran peccato, non è vero?
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