La Casa di Iwata ha provato a lanciarsi nel mondo delle Kei Car con un modello che ha ereditato un dettaglio dalla Formula 1.
La Yamaha ha allargato i suoi orizzonti nel 2013 con la presentazione di una automobile di piccole dimensioni che sembra una Smart. Ne sono state realizzate due tipologie: la versione MOTIV con motore termico, e la MOTIV·e per l’alimentazione elettrica. Si tratta di una concept car che ha fatto il suo debutto al salone dell’automobile di Tokyo nel novembre del 2013.
Per la casa motociclistica nipponica ha rappresentato un tentativo di entrare nel variegato mondo delle quattro ruote. Per impressionare la platea, i tecnici del brand dei tre diapason si sono ispirati alla Murray T25, un progetto di citycar a mobilità sostenibile creato dall’ingegnere Gordon Murray. Quest’ultimo ha fatto la storia nella massima categoria del Motorsport e ha portato alcuni concetti nella piccola vettura giapponese.
Sulla base del know-how di Murray sulle supersportive e sulle monoposto di Formula 1, grazie al ricorso a una speciale “gabbia” come quella delle vetture da corsa, la city car è nata con un telaio in tubi di acciaio cui trova alloggiamento una monoscocca parzialmente realizzata in fibra di vetro. L’idea, unita all’uso di pannelli in materiali compositi, permetteva una semplicità costruttiva straordinaria, una super rigidità strutturale e una grande sicurezza per i passeggeri.
Il progetto sul piano produttivo era percorribile perché tale soluzione consentiva un peso ridotto del 20-25%, oltre a permettere un ridimensionamento dei relativi impianti produttivi fino all’80%. La Yamaha si è interessata al concept T52 nel 2011, iniziando lo sviluppo nei due anni successivi. Date uno sguardo allo spot della Yamaha, riproposto dal canale YouTube TechnologicVehicles.
Rispetto alla T25, la Motiv aveva un abitacolo a due posti, permettendo un comfort migliore per un peso totale di 730 kg. La versione elettrica “Motiv·e” venne equipaggiata con un motore posteriore da 34 CV – realizzato all’inglese Zytek – in grado di sprigionare una coppia di 896 N·m e un’accelerazione 0-100 km/h di 15 secondi. L’autonomia del motore elettrico si aggirava, invece, intorno ai 160 km. Oggi i tecnici giapponesi hanno capito che il futuro non sarà elettrico. La versione a benzina aveva un motore di circa 70-80 CV, un 3 cilindri 1.0 associato a un cambio a doppia frizione a sei marce, di derivazione motociclistica.
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