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Quando la bellezza non è tutto: le auto da corsa più brutte della storia | Anche una Ferrari sul “podio” – Foto

Certo, un’auto di Formula Uno non deve vincere un concorso di bellezza a Pebble Beach, ma qui si esagera davvero. Vi presentiamo cinque “prodigi” della meccanica degni del Gobbo di Notre Dame. 

No, non è per niente semplice progettare un’auto sportiva: l’aerodinamica per molti anni è stata una scienza tutt’altro che esatta, benché già negli anni 30 Chrysler avesse intuito l’importanza di una linea studiata in un certo modo per rendere un’automobile molto più competitiva in strada e di conseguenza in pista.

March 711, anche detta “lo spazzaneve” (Wikipedia)

A volte però nella storia di questo sport i progettisti hanno esagerato. Decisamente. Su gentile concessione del portale Drive Tribe – autore di una lunga rassegna di auto da Formula Uno che non guideremmo nemmeno sotto tortura – vi presentiamo quelle che riteniamo le più brutte della storia. Prendiamo la March 711 del 1971: forse, i progettisti del team britannico di Bilcester avevano guardato un documentario sui rinoceronti, prima di mettersi a lavorare.

La 711 che avrebbe dovuto proiettare il team agli allori in quella stagione infatti esibiva questo bizzarro musetto rialzato verso l’alto, simile al corno di un animale che popola la savana africana. Se ve lo state chiedendo, la soluzione estetica non funzionò e il team uscì dalla stagione con le ossa rotte e zero vittorie totali.

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Ensign N179, quella davanti è la scaletta, dietro c’è lo scivolo (DriveTribe)

Facciamo un passo avanti ed arriviamo alla fine del decennio: nel 1979 la semi sconosciuta Ensign – pure lei britannica – che vanta come miglior risultato mai ottenuto in dieci anni di attività un decimo posto presentò questo orribile misto tra un termosifone ed una scaletta per una giostra.

La N179 venne pesantemente criticata per il suo frontale dai giudici di gara, convinti che l’auto non fosse a norma per partecipare al campionato: non ci fu questo problema perchè tanto la monoposto fallì l’accesso a sette gare su sette per problemi meccanici tra cui – incredibilmente – il surriscaldamento del motore! La presa d’aria non funzionava nemmeno così bene…

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C’è pure una Rossa nella lista

Proseguendo nella poco ambita classifica, troviamo ancora una volta una March: la scuderia britannica da un lato va lodata per la sua fantasia nel proporre progetti sempre più originali, dall’altro i responsabili di questa 751 del 1975 avrebbero forse bisogno di un bel TSO.

March 751, per I climi freddi: notare la stufa sul retro (Drive Tribe)

L’auto ricorda una barca a vela. O magari una stufa ambulante, dipende cosa vi solletica di più la fantasia: perlomeno, uno dei sei telai costruiti per la stagione riuscì ad aggiudicarsi il Gran Premio dell’Austria di quell’anno, rendendo l’auto comunque più vincente di altre che troviamo su questa lista.

Ferrari F12, l’unica Rossa senza stile (Drive Tribe)

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Eh si ragazzi, non potevamo escludere da questa importante lista la Rossa più brutta mai vista negli ultimi anni: va bene tutto, ma la Ferrari F12 del 2012 era davvero brutta. La soluzione estetica dell’ampio “naso” frontale consentì all’auto di vincere tre gran premi ed ottenere tre pole, ma a quale costo?

Quello del buon gusto, ecco quale. L’auto ci ricorda vagamente il frontale della Edsel, il che non può essere una buona cosa. Comunque quell’anno Ferrari si assicurò il secondo posto nella classifica costruttori. Solo che per farlo, dovettero far tappare il naso a tanti fans del marchio…

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Piccolo bonus finale: l’auto in copertina è una Eiffeland Type 21 del 1972: tanti esperti reputano questa monoposto tedesca una delle più brutte mai viste in Formula Uno ma sinceramente, in questo caso sospendiamo il giudizio, lasciandolo a voi. Che ne pensate di quelle forme curve e quella presa d’aria tondeggiante?

Manfredi Falcetta

Appassionato di auto e moto, mi piace immergermi nell’universo dei motori, scoprendo le ultime innovazioni tecnologiche e seguendo le competizioni più emozionanti. La scrittura e la lettura, invece, sono le mie oasi di tranquillità, dove mi perdo tra le pagine di libri avvincenti e mi esprimo liberamente attraverso le parole.

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