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Storie diverse ma stesso destino, 3 Fuoristrada italiane finite nel “dimenticatoio”

Rayton Fissore Magnum 4×4, Iveco Massif e Lamborghini LM002: fuoristrada nate dal “genio italico”, prodotte in pochi esemplari e dimenticate dal pubblico.

Rayotn Fissore Magnum 4×4 ex Polizia (abbandonato) (Flickr)

Magnum 4×4

Costruita dalla Rayton Fissore e prodotta a partire dal 1985, fu in primo suv al mondo. All’epoca non riscosse il successo sperato poiché il pubblico non era pronto a recepire quella che di lì a poco, divenne la rivoluzione nella produzione automobilistica: la jeep di lusso (Sport Utility Vehicle).

In 18 anni di attività, vennero prodotti solo 6.000 esemplari, di cui circa 1.500 furono venduti alle forze armate. Dell’intera produzione, 1.200 modelli furono immessi sul mercato da Laforza International S.p.a (azienda americana che tentò di risollevare il marchio, dopo il rovinoso fallimento e le drammatiche vicende giudiziarie che investirono la Fissore, travolgendo anche buona parte delle alte cariche statali italiane dell’epoca).

La produzione cessò definitivamente nel 2003.

Rayotn Fissore Magnum 4×4 (Flickr)

La vettura, in realtà, era ben fatta e innovativa per l’epoca. Esteticamente assomigliava ad una Fiat Uno “anabolizzata”, mentre per la parte meccanica e telaistica, vennero usati componenti made in Italy presi in prestito dalla Iveco. La vera rivoluzione consisteva nella moltitudine di accessori di serie, su un veicolo nato per il fuoristrada. Un “salotto” viaggiante che vantava gli optional di un’ammiraglia: aria condizionata, vetri elettrici, sedili in pelle e plancia in radica, sono solo alcuni dei segni distintivi della 4×4 Piemontese.

Unico neo era il prezzo: per possedere questo gigante della strada, si dovevano sborsare circa 45 milioni di Lire.

Massif

Iveco Massif (Flickr)

La Iveco, in collaborazione con Santana Motors, tentò un revival nel 2007 producendo la Massif, alla quale affiancò, l’anno dopo, la (nuova) Campagnola. La produzione si interruppe nel 2011 a causa del fallimento della Santana, che, produsse circa 4.500 esemplari l’anno, commercializzandoli prevalentemente in Europa.

Anche questa volta le intenzioni erano del tutto buone, ma il risultato, non rese merito allo sforzo fatto dalla casa produttrice italiana. Il disegno del fuoristrada è firmato Italdesign di Giorgietto Giugiaro.

Linee che ricordano l’antenata anni ’50 e stile degno di un moderno Suv “millenials”, con tutti gli optional a cui siamo abituati oggi. Per la parte meccanica, nulla da insegnare ad Iveco, che ha utilizzato telai e motori già collaudati, ed in grado di “macinare” un milione di km, senza sentirne il peso.

3 le versioni prodotte con due motorizzazioni Diesel: 3 porte, 5 porte (con 7 posti optional) e pick-up con cassone aperto.

LM002

Lamborghini LM002 (Flickr)

L’anno successivo l’uscita della Magnum 4×4, un’altra azienda italiana, decise di cavalcare l’onda dei fuoristrada di lusso. Chi poteva farlo se non chi, della “ostentazione” a 4 ruote ne aveva fatto un simbolo? Correva l’anno 1986 quando, Lamborghini, lanciò sul mercato la LM002.
Prodotta in poco più di 300 esemplari per soli clienti facoltosi (ne possedeva una anche Silvester Stallone, all’apice della sua carriera da attore, dopo i successi ottenuti con il film Rambo), La Lambo Suv era una super car mascherata da jeep e montava un motore V12 benzina 5.200cc con 450cv.

Capostipite dei fuoristrada “da ricchi”, che oggi dominano le nostre strade, costava circa 240 milioni di Lire. La produzione terminò nel 1993. Tra i pochi aspetti negativi di questa vettura, c’è da menzionare, il consumo di carburante eccessivo che, in realtà, non rappresentava un ostacolo all’acquisto per chi all’epoca poteva permettersi di comperare “il toro maestoso”.

Per diverse ragioni, come abbiamo visto, queste tre auto sono finite nel “dimenticatoio”. Però, mentre la prima e l’ultima, sono già entrate nella storia del collezionismo, la Iveco, auspichiamo, diverrà un altro cult apprezzato postumo, dagli intenditori, col passare degli anni.

Daniele Carnevali

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