Un rettangolo nero con cifre bianche in rilievo torna a parlare. È la voce delle nostre strade antiche, che oggi può riaffiorare sui paraurti di chi custodisce memoria, mestiere e passioni familiari.
C’è chi ha ancora una foto in bianco e nero del nonno accanto alla Topolino. In primo piano, la vecchia targa. Nera, asciutta, inconfondibile. Non è nostalgia. È identità materiale. È la lingua con cui un veicolo d’epoca racconta il suo tempo. 
Per anni, quella lingua è rimasta a metà. Le auto e le moto più anziane circolavano con targhe moderne. Pulite, ma stonate. Oggi, il tassello mancante rientra al suo posto.
Cosa cambia davvero
La circolare n. 33941 del 20 novembre 2025 del Ministero delle Infrastrutture sblocca la questione: anche i veicoli costruiti prima del 1952 possono montare le targhe storiche del cosiddetto modello 1927. Le riproduzioni sono identiche agli originali per design e materiali. Non “in stile”, ma copie conformi certificate.
Il lavoro è coordinato con Motorizzazione, Aci e Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato. Alla verifica concorrono gli enti certificatori: Asi, Fmi e i Registri Storici Alfa Romeo, Fiat e Lancia. Il risultato è chiaro: targhe riconosciute in fede pubblica, con piena efficacia per identificazione e circolazione.
Esempio concreto. Una Fiat 500 “Topolino” del 1948 potrà tornare alla sua targa nera a caratteri bianchi in rilievo. Lo stesso per una Moto Guzzi degli anni Trenta. Non è un vezzo estetico. È il ripristino della autenticità documentale.
C’è poi un nodo pratico. La circolare riduce i tempi di inibizione alla circolazione durante l’attesa della consegna. Il fermo resta, ma è più breve. Ad oggi non esistono tempi medi nazionali pubblicati in modo uniforme: gli uffici stanno adeguando i flussi.
Altra semplificazione. Se il veicolo è già immatricolato ma ha perso targhe e libretto originali, si può comunque ottenere la targa storica. Basta che il numero sia rintracciabile in registri ufficiali o in documentazione storica certificata dagli enti preposti. È una porta aperta per chi conserva solo foto, ritagli o atti di vecchie compravendite.
Impatto culturale e pratico
Questo passaggio tutela un patrimonio culturale diffuso. Restituisce coerenza alle linee di un parafango, ai font, alle proporzioni del posteriore. Rafforza il valore collezionistico e, soprattutto, il valore d’uso nella città. Una targa giusta rende credibile l’intero veicolo, come una cornice adeguata fa col quadro.
Sul fronte economico, gli importi e le differenze tra uffici non sono ancora pubblicati in modo sistematico. È prudente attendere i tariffari aggiornati di Motorizzazione e IPZS e le prassi locali Aci. La direzione è tracciata: meno passaggi, più tracciabilità, tempi più corti.
Immaginate un padre e una figlia che ritrovano un numero su una foto del 1951, lo incrociano con i registri, ottengono la certificazione Asi. Poi, quel rettangolo nero torna sul cofano. Non cambia solo il veicolo. Cambia il racconto di una famiglia.
In un’epoca di QR code e app, vedere una targa del modello 1927 scorrere silenziosa in centro ha qualcosa di preciso e rassicurante. È una prova che si può innovare senza perdere la trama. E a voi, quale numero mancante vorreste riportare a casa?