In Germania l’auto elettrica non è più sola: lo Stato apre il portafogli anche a chi sceglie soluzioni ibride, range extender e persino, forse, l’idrogeno. Un invito concreto a guardare l’elettrico con meno dogmi e più pragmatismo.
Cosa conviene davvero alla mia vita di tutti i giorni? La mossa tedesca prova a rispondere senza ideologie. Non premia solo chi passa alle batterie pure. Allarga il ventaglio e accetta che la transizione abbia molte corsie. E qui arriva la parte interessante.
Il piano vale fino al 2029 e mette sul piatto 3 miliardi di euro. L’obiettivo è sostenere l’acquisto di circa 800 mila auto. Possono accedere solo i privati. Vale sia per acquisto sia per leasing. C’è retroattività: le domande partono a maggio, ma sono validi i veicoli immatricolati dall’1 gennaio di quest’anno. L’auto va tenuta per almeno 36 mesi.
Gli importi vanno da 1.500 a 6.000 euro in base al reddito familiare. Base di 3.000 euro per le auto a batteria. Base di 1.500 euro per ibridi plug-in e per le elettriche con range extender. Si aggiungono 500 euro per figlio (massimo 1.000). Scattano ulteriori bonus legati al reddito: se non superi i 60.000 euro hai +1.000 euro; se stai sotto i 45.000 euro si somma un altro +1.000. Le famiglie sono al centro: priorità fino a 80.000 euro di imponibile, che diventano 90.000 euro con due figli (si conteggiano al massimo due minori di 18 anni).
Un esempio pratico. Famiglia con due figli e reddito di 58.000 euro. Se sceglie un’elettrica pura, ottiene 3.000 euro di base + 1.000 per i figli + 2.000 per gli scaglioni. Totale: 6.000 euro. Se opta per un PHEV con gli stessi requisiti, il totale scende a 4.500 euro.
Dal 1° gennaio 2026 al 30 giugno 2027 serve restare sotto 60 g CO2/km omologati oppure garantire almeno 80 km in elettrico. Dopo il 1° luglio 2027 Berlino valuta un criterio basato sulle emissioni “nell’uso reale”. Una scelta che premia chi ricarica davvero e non usa il plug-in come un normale benzina.
Per ora c’è apertura anche ai veicoli cinesi. La Germania attende gli indirizzi Ue su eventuali trattamenti preferenziali per la produzione europea. Queste regole future potrebbero cambiare il perimetro, ma oggi il made in China rientra nel bonus, purché PHEV ed EREV rispettino i limiti di emissioni. Il ministero dell’Ambiente ricorda che circa l’80% delle nuove elettriche immatricolate in Germania è di origine europea.
Perché è un approccio più inclusivo. Riconosce che le abitudini sono diverse: chi vive in città e fa 30 km al giorno può sfruttare un PHEV con 80 km elettrici senza usare quasi mai il motore termico; chi macina autostrada punta sulla batteria grande; chi guarda al futuro segue con curiosità le fuel cell a idrogeno, ancora in valutazione. E perché lega l’aiuto al reddito, senza spingere solo le fasce alte.
Resta una domanda sospesa, come una strada che si biforca all’uscita di una galleria: preferiremo autonomia, flessibilità o nuove chimiche? La scelta non è solo tra prese e pompe. È tra stili di vita. E questo, per una volta, lo decide anche il nostro tragitto quotidiano.
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