Un numero può cambiare il modo in cui immagini un viaggio. Con la nuova Volvo EX60 quel numero arriva tardi, quasi di soppiatto. Prima, restano la promessa di silenzio, l’idea di un’auto solida e un confronto che accende la curiosità.
La Volvo EX60 arriva con passo misurato. Non alza la voce. Sceglie i fatti. È la nuova elettrica media del marchio svedese e guarda dritto a una rivale naturale: la BMW iX3. Il contesto è chiaro. Segmento caldo. Clienti esigenti. Viaggi reali, non solo città.
L’esordio mondiale è fissato per il 21 gennaio. Volvo anticipa i punti chiave. Io ascolto e penso alle esigenze concrete: ricarica rapida, consumi stabili, piattaforma moderna. La EX60 debutta su una base tecnica inedita. Non un restyling, ma un cambio di passo.
La piattaforma si chiama SPA3. È nativa elettrica. Include una struttura cell-to-body: le celle sono integrate nel telaio. Niente moduli intermedi. Meno parti. Meno peso. Volvo stima un risparmio di 200 kg grazie anche al megacasting, lo stampaggio in pezzi unici di grandi sezioni della carrozzeria. I motori sono nuovi e sviluppati in casa. Una nota per i pragmatici: la batteria ha una garanzia di 10 anni. In futuro, questa base tecnica equipaggerà anche la Polestar 7, prevista a Košice dal 2028.
Fin qui, i capitoli che costruiscono fiducia. Poi arrivano i numeri che spostano l’attenzione. La EX60 dichiara fino a 810 km di autonomia. Il riferimento è per la versione dual motor a trazione integrale. Volvo parla di “primato nella categoria”. Va detto però che il valore non è ancora omologato su ciclo WLTP. È un dato interno. Serve cautela. La BMW iX3, fresca di presentazione, indica 805 km sulla carta. Siamo nella stessa fascia. La differenza è minima. La sostanza è che entrambe promettono viaggi lunghi senza ansia.
La EX60 porta un’architettura a 800 volt. La ricarica in corrente continua tocca i 400 kW di picco. Volvo traduce: in 10 minuti, fino a 340 km recuperati. La iX3 rilancia con 350 km nello stesso tempo, sempre in condizioni ideali. E qui entra l’esperienza. Questi sono valori di laboratorio. Le stazioni reali oscillano per potenza, temperatura e occupazione. Il precondizionamento della batteria incide. Anche la velocità media. Chi viaggia spesso lo sa: il dato di targa è un orientamento, non una garanzia.
A cosa serve allora questa corsa ai numeri? A rendere possibile un Milano–Roma senza soste. A coprire un Monaco–Vienna in una mattina di pioggia, con margine. A farci accettare l’idea che l’elettrico può essere semplice, anche in inverno, anche con il tetto carico.
Resta una domanda aperta. Quanta parte di questa promessa vedremo fuori dai comunicati, sulle nostre strade? Lo scopriremo dopo l’omologazione WLTP e i primi test indipendenti. Intanto, la EX60 mette sul tavolo una visione coerente: efficienza strutturale, ricarica veloce, autonomia ambiziosa. È abbastanza per farci ricalibrare la bussola mentale. E forse per cambiare un’abitudine: fermarsi non quando “serve”, ma quando il paesaggio invita.
Hyundai svela al Salone di Bruxelles un teaser della sua nuova maxi elettrica, promettendo dimensioni…
I nuovi prezzi dei carburanti stanno riscrivendo le regole: il diesel ora costa più della…
L'articolo esplora la pressione e le sfide di essere il secondo pilota in un team…
La Formula 1 non è solo velocità e gloria, ma anche costi. Ogni punto in…
Zhou Guanyu, terza guida della Ferrari, lascia il team per un possibile futuro con Cadillac.…
Porsche richiama 173.538 auto negli USA a causa di un problema con la visualizzazione della…