Cartelloni che cambiano, abitudini che scricchiolano: i nuovi prezzi alla pompa riscrivono gerarchie e convinzioni, mentre gli automobilisti cercano un senso tra centesimi che pesano come macigni.
Il portafoglio lo sente prima della testa. I prezzi carburanti non si muovono mai per un solo motivo. Contano le accise, il costo di miscelazione dei biocarburanti, le quotazioni internazionali dei prodotti raffinati e la concorrenza locale tra impianti. Dalla manovra entrata in vigore il primo gennaio è arrivata una rimodulazione delle imposte: ha spinto la benzina un po’ più giù, ma ha irrigidito il quadro per il gasolio. Nelle stesse settimane, tra fine 2025 e inizio 2026, il blending dei biocarburanti è salito di circa 1,5-2 centesimi al litro. Il mercato internazionale, però, ha abbassato le quotazioni più o meno della stessa entità. Risultato: un equilibrio instabile, senza reali sconti alla pompa.
L’Italia si ritrova con l’accisa sul gasolio più alta del continente. Per la benzina, invece, scivoliamo indietro nel ranking: non più tra i primissimi, ma comunque nella fascia alta. Un quadro che aiuta a capire la sensibilità delle nostre colonnine. E spiega perché basti poco per cambiare i rapporti di forza.
E qui sta la sorpresa. Oggi il diesel costa più della benzina. In media nazionale, la benzina in self service sta intorno a 1,650 euro/litro, il diesel a 1,666. Al servito la forbice resta: 1,798 euro/litro la verde, 1,803 il gasolio. Non succedeva dal 9 febbraio 2023, quando uscivamo dalla fase più acuta della crisi innescata dalla guerra in Ucraina. La storia, a volte, torna in corsia di sorpasso.
Con questi livelli, un pieno da 50 litri di gasolio costa circa 0,80 euro in più rispetto alla benzina. Niente di drammatico, ma abbastanza da farci alzare lo sguardo dal rullo: meglio fermarsi qui o alla prossima? Qui la pratica conta più della teoria. Gli impianti lungo le autostrade restano più cari. Le città medio-grandi offrono maggiore concorrenza. Le pompe bianche possono fare la differenza. Il consiglio operativo è semplice: controllate le medie comunicate all’Osservatorio prezzi del MIMIT e confrontate con il vostro distributore abituale. Bastano due scelte consapevoli per risparmiare sul serio nell’arco del mese.
L’aumento del costo di miscelazione dei biocarburanti è stato assorbito dal calo delle quotazioni internazionali. Eppure, alla pompa, i listini non sono scesi in pari misura. Questo scollamento non è una novità: succede spesso quando la volatilità è alta e i gestori devono smaltire scorte acquistate a prezzi diversi. Monitoraggi ufficiali e rilevazioni indipendenti confermano il quadro, ma non tutti i dettagli di filiera sono pubblici in tempo reale: su alcuni passaggi mancano dati granulari verificabili.
Questo sorpasso non ribalta le carte. Il costo totale d’uso dipende da consumi, chilometraggio, valore residuo, manutenzione. Però il segnale c’è. Il gasolio non è più, per definizione, sinonimo di risparmio immediato. E il prezzo della benzina non è condannato a stare sempre un gradino sopra. Se le regole cambiano con i centesimi, vale la pena chiedersi: quanto siamo disposti a ripensare le nostre abitudini per guadagnare ogni giorno quel piccolo, concreto margine di libertà?
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