Com’è possibile che ogni punto in classifica abbia un prezzo? Nel paddock lo sanno tutti: correre in Formula 1 non è solo velocità e gloria, è anche conti, bonifici e calcoli che profumano di benzina e di bilanci.
Quando pensiamo alla Formula 1, ragioniamo di motori, strategie e duelli. Raramente di quote d’iscrizione. Eppure il Mondiale funziona come ogni campionato regolato: per mettersi in griglia serve una superlicenza FIA e, con essa, una tariffa. Non un dettaglio folcloristico, ma un capitolo serio del budget di un pilota.
Secondo il regolamento, la FIA chiede due voci: una tariffa base e un importo aggiuntivo per ogni punto iridato dell’anno precedente. Per il 2026 la base è fissata a 11.842 euro; il sovrapprezzo è di 2.392 euro per punto ottenuto nel 2025. La formula è lineare: totale = base + (punti × 2.392). In pratica, il talento in pista pesa anche sul conto corrente.
Un esempio concreto aiuta. Un pilota che chiude a 0 punti paga “solo” la base: 11.842 euro. A 50 punti, il conto sale a 131.442 euro. A 100 punti, la quota tocca 251.042 euro. E si capisce come l’élite, dove i punteggi volano, veda cifre che non sfigurerebbero su un contratto di sponsorizzazione.
La scena tipica di gennaio? Tra una simulazione e una call con gli ingegneri, c’è chi chiude la pratica di iscrizione con il proprio commercialista. È il lato meno raccontato di un mondo che sembra non avere limiti, ma i numeri riportano tutti a terra.
Il 2025 ha consegnato un campionato tirato. E nel 2026 arrivano gli effetti collaterali. Lando Norris e Max Verstappen, separati da due punti, sono gli unici con una quota oltre il milione di euro. Il neo-campione della McLaren stacca un assegno da 1.023.658 euro. Il quattro volte iridato, 1.018.874 euro. Non solo prestigio: quei due punti di differenza valgono 4.784 euro di scarto. Il prezzo di un sorpasso a Jeddah o di un giro perfetto a Suzuka.
Dietro, Oscar Piastri sfiora la barriera: con 410 punti, la cifra stimata si avvicina al milione. Attenzione però ai dettagli: con i parametri indicati, il calcolo “puro” porta a 992.562 euro; alcune stime diffondono 999.562 euro. La FIA aggiorna annualmente le tabelle e non è raro incrociare discrepanze di arrotondamento prima della pubblicazione definitiva. Senza un documento ufficiale, meglio segnalare la variabilità.
Che in Formula 1 ogni punto ha un valore contabile chiaro. Che la meritocrazia ha un costo, visibile, misurabile e, per qualcuno, doloroso. Non tutti pagano personalmente: in molti casi l’onere è coperto dai team o dai partner, ma le clausole variano e non esiste uno standard pubblico. È un mondo dove la trasparenza convive con la riservatezza contrattuale.
Piace o no, questa struttura ha una logica: incentiva il rendimento e sostiene l’architettura dei campionati FIA. Il rovescio della medaglia è una domanda semplice: quanto incide questa tassa mentale quando, in gara, la visiera si abbassa e un pilota sceglie se rischiare per un punto in più? Immaginatelo, di notte, davanti a un foglio: ogni decimo vale tempo, ma anche euro. È il bello, e il conto, di chi corre al limite.
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