In un mondo che cambia si parla troppo di novità elettriche che la maggioranza degli automobilisti non vorrebbe mai guidare.
Il mondo dell’automotive sembra impazzito. Persino i top brand come Ferrari stanno iniziando a investire nel settore elettrico con supercar che vanno a snaturare anche i valori storici del passato. La necessità nasce in realtà dalle decisioni dei vertici della Commissione europea che stanno spingendo l’intera filiera ad abbandonare i motori termici per sposare una ideologia termica.
La risposta del pubblico è stata tiepida. I progressisti green hanno avuto un hype iniziale per le EV, ma non è durato. Chi ha investito massicciamente nelle tecnologie a pile oggi non gode di una situazione positiva, vedasi i numeri di Stellantis, Volkswagen e Mercedes. Diversi marchi, tra cui Porsche, hanno deciso di innestare la retromarcia prima che le proposte full electric possano decretare la fine.
Ferrari ha intenzione di lanciare l’Elettrica nel 2026. Forse è l’auto meno attesa della storia della Casa modenese. I rivali, senza mezzi termini, hanno fatto capire che non c’è richiesta per hypercar silenziose che vanno a snaturare anche l’essenza della sportività. La versione alla spina della 33 Stradale è stata accantonata, sebbene si tratti di un’opera d’arte in movimento.
Guido Meda teme che persino il leggendario motore V12 possa finire nel libri di storia e in un suo editoriale per Auto ha trattato la questione. I V12 non sono dei semplici motori secondo Meda, ma un qualcosa da catalogare alla voce cultura per un motorista, il Cenacolo o la Cappella Sistina dei motori.
Per Guido Meda il motore 12 cilindri deve esistere perché è “il meglio di tutto” e ciò che gli appassionati hanno sognato di guidare. Nonostante tutto ciò solo undici auto con questo magico propulsore resistono ancora sul mercato, per una storia che può prendere una brutta piega perché oramai elettrificano “il bidet e il tagliere del salame”.
Una elettrificazione che secondo Meda va contro a un “monumento al bene primordiale” e potrebbe segnare la fine di Ferrari, Lamborghini e dell’Aston Martin. E se finiscono loro allora “finiscono i sogni”. Già il fatto che un V12 sia finito sotto il cofano di un SUV per spingere le vendite della Purosangue è quanto dire a nostro parere.
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