Chevrolet Captiva - Test Drive

17/08/2006
Il SUV compatto americano con il common rail dal sapore italiano, a partire da 25.700 euro

Chevrolet Captiva - Test Drive Chevrolet Captiva - Test Drive - Foto 0 Chevrolet Captiva - Test Drive - Foto 1 Chevrolet Captiva - Test Drive - Foto 2 Chevrolet Captiva - Test Drive - Foto 3 Chevrolet Captiva - Test Drive - Foto 4 Entra nella fotogallery Chevrolet Captiva - Test Drive. Monti Tatra - L'assalto all'Europa da parte di Chevrolet potrà contare su una nuova protagonista. Si tratta della Chevrolet Captiva: primo SUV compatto della Casa americana a venire equipaggiato con un moderno diesel common rail. Basterà? Non ne siamo ancora certi, ma stando ai dati di vendita (+26% nel 2005) sembra proprio che il nuovo corso Chevrolet, unito all'assorbimento di Daewoo, stia dando i frutti sperati.
Tentare l'attacco in un segmento competitivo come quello degli Sport Utility Vehicle può rivelarsi un'arma a doppio taglio. Se da un lato la buona richiesta facilita il compito, la presenza di molti concorrenti obbliga le “new entry” ad offrire sempre qualcosa in più. Nel caso di Captiva, il cavallo di battaglia sarà il prezzo, a partire da 25.700 euro.

Equilibrata
Osserviamo da vicino questa nuova Captiva partendo dal frontale, sinceramente molto aggressivo per merito delle bombature e della griglia nera a nido d'ape, senza contare l'evidente protezione inferiore. Anche la fiancata si fa apprezzare per le linee pulite ed il taglio sportiveggiante della vetratura, pur con qualche vezzo “USA” come la presa d'aria dietro i passaruota anteriore.
La vista posteriore è robusta, muscolosa, ma nel complesso proporzionata. Le dimensioni generose si abbinano ad una sagoma equilibrata, di sicuro uno dei punti di forza del SUV coreano. Ad accontentare gli sportivi poi, pensano i due terminali di scarico posti nel fascione basso, dove risalta anche una vistosa protezione a prova di sterrato.

Un pizzico d'Italia
Passando ai propulsori, non si può che cominciare dal quattro cilindri common-rail da 2 litri. Il suo DNA tradisce origini italiane: questo turbodiesel è stato infatti progettato da GM Daewoo Auto&Technology Company, GM Powertrain e la VM Motori di Cento. Il risultato è un'unità a 16 valvole in grado di erogare 150 cavalli a 4.000 giri e 310 Nm di coppia a 2.000 giri, valori molto buoni e soprattutto sufficientemente “bassi” quanto a regime di rotazione, condizione ottimale per uno Sport Utility Vehicle. Passando ai consumi, premettendo che la Chevrolet Captiva non è certo una piuma, la casa dichiara una percorrenza nel ciclo ECE di circa 12,3 Km/l, mentre il filtro antiparticolato di serie e l'omologazione Euro 4 soddisfano gli automobilisti attenti all'ambiente.

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